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IL MUSEO DEL GRAN TOUR E L'ANTICA BARBERIA RIZZO


IL MUSEO DEL GRAN TOUR
Artisti ed intellettuali, nel Settecento e nell’Ottocento, in viaggio di studio in Italia hanno fatto tappa a Paestum. Lo documenta una ricca collezione di opere esposte da due anni nelle sale del Museo “Paestum nei percorsi del Grand Tour” che la Fondazione Gian Battista Vico ha aperto a Capaccio Vecchia. Morghen, Major, Saint-Non, Olivieri, Piranesi, Catel, Paoli, Vinelli e Coppola sono alcune prestigiose firme che compongono l’allestimento di tanti quadri che all’epoca rappresentavano l’iconografia del Sud Italia negli ambienti colti europei. L’artista simbolo dell’intera raccolta e’ Giovan Battista Piranesi di cui il Museo conserva quattro tavole del 1778, opere dal tratto deciso e dalla notevole forza espressiva che hanno alimentato per decenni il mito di Paestum tra i viaggiatori del Grand Tour. Fiore all’occhiello, di queste sale e’ la ‘Veduta di Paestum con i templi, la costiera amalfitana e Capri’, quadro scomparso dal Museo di Berlino dopo un incendio, passato poi nelle collezioni dei principi di Amburgo e infine acquistato dalla Fondazione Vico sul mercato svizzero. Esposti anche una serie di vasi del VII e VI secolo prima di Cristo, provenienti da un corredo funerario ritrovato in una tomba pestana, Uno di essi, che raffigura un giovane atleta accompagnato nell’oltretomba dal pifferaio, sta impegnando gli studiosi del ramo perche’ sembra sia stato decorato dallo stesso autore della celebre ‘Tomba del Tuffatore’ esposta al Museo Archeologico Nazionale di Paestum.
Eustachio Voza, giovane direttore del Museo del Grand Tour, racconta con orgoglio degli ospiti eccellenti che hanno ammirato queste opere d’arte, dal premio Nobel Rita Levi Montalcini che ha commentato: ‘ A Paestum vedere e’ piu’ che immaginare’, al filosofo Hans Georg Gadamer: ‘La Fondazione Vico sta svolgendo un lavoro prezioso per la cultura europea’, alla giornalista Barbara Palombelli che sul magazine del Corriere della Sera ha scritto: ‘Promossa e realizzata grazie all’impegno Elena Croce, la Fondazione Vico e’, insieme al Museo del Grand Tour di Paestum, una delle soste piu’ gradevoli del mio breve viaggio’, alla scrittrice Melania Mazzucco, premio Strega 2003.
Il Museo ha sede nel Convento di Sant’Antonio, costruito nel XVIII secolo in una posizione di forte suggestione con grande sapienza nell’orientamento ed un profondo senso di appartenenza all’ambiente e di fusione al paesaggio circostante. 

ANTICA BARBERIA RIZZO
Nel centro storico di Capaccio vecchia, si può arricchire una semplice passeggiata fra i vicoletti e gli archi che nascondono il mare di una sosta particolare: la visita alla piu’ antica bottega di barbiere della Campania.
Il salone Rizzo fu aperto alla fine dell’Ottocento da Antonio Rizzo detto Nduccio che volle un mobilio laccato in bianco, ripiani e mensole in marmo bardiglio interrotte da una serie di cassettini numerati che si sviluppano in altezza. Sono ancora li’ ed hanno contenuto per decenni tutto il corredo ‘barba e capelli’ dei clienti piu’ facoltosi che qui lasciavano i forbici, pettini e rasoi personali. Fino al 1951 Nduccio, che più anziani ricordano ancora, qui ha insaponato i volti e tagliato i capelli dei capaccesi più abbienti come il Barone Bellelli che gli regalo’ una pregiata statua di Venere al Bagno ancora esposta fra le vetrinette e, degli uomini del popolo.
Oggi il salone Rizzo si visita tutti i giorni, Giuseppe Marino lo apre tutti i giorni e lo ha trasformato in un piccolo infopoint per i turisti. Tutti lo chiamano Peppe ‘R’ Nduccio’ (appartenente a Nduccio) perche’ di Nduccio è stato giovane apprendista dal 1943 al 1951 quando alla morte del ‘mastro’ gli subentro’ nella gestione della bottega. Qui Giuseppe Marino ha lavorato fino al 1993 senza mancare mai, ne’ per ferie ne’ per malattie, sottolinea orgoglioso.
Barba, capelli, le brillantine che si sono susseguite con le mode, i caschi elettrici che si sono aggiunti con la modernità ma anche le confidenze, i pettegolezzi, la vita della comunità che passava in questo piccolo negozio affacciato sulla strada. Nascite, matrimoni, feste patronali e morti comprese.
Nel 1993 Giuseppe e’ andato in pensione, ma il Salone Rizzo non ha chiuso. Peppe Nduccio lo ha trasformato in associazione culturale e lui ci torna tutti i giorni per raccontare ai turisti, ai visitatori, ai curiosi che arrivano nel centro storico, aneddoti e storie. E fra un rasoio d’epoca e un pettine d’altri tempi fornisce anche indicazioni su monumenti, chiese e itinerari capaccesi. Fra le vetrine piene di flaconi originali che ancora contengono lacche e brillantine ne spicca una che in cui troneggia un’antica chiave del Settecento completa di serratura. Racconta di averne regalato una all’amministrazione comunale e mostra la delibera che riconosce la sua generosità e il ‘piccolo’ compenso che Peppe ha richiesto per suggellare il passaggio di proprietà: fare parte della delegazione, con la moglie, che ha portato in dono la chiave a Giovanni Paolo II.

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