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IL CENTRO STORICO DI ROSCIGNO VECCHIA


Roscigno Vecchia, definita la "Pompei del XX secolo", costituisce un eccezionale documento di una storia di un passato non molto lontano, ma tanto diverso: ai primi del '900 infatti fu abbandonata dagli abitanti in quanto minacciata da una frana. Il borgo ha conservato intatto il suo tessuto edilizio e grazie ai particolari costruttivi e all'arredo urbano può essere considerato un monumento di civiltà contadina, oggetto di studi sulla storia dell'Italia meridionale, che può essere letta nella grande ed irregolare piazza Giovanni Nicotera, con la settecentesca chiesa di S. Nicola e la fontana, tra le case disposte ad emiciclo intorno alla chiesa con botteghe, granai, stalle e abbeveratoi. Altro bene che caratterizza il paese è la chiesa madre di S. Nicola totalmente distrutta la notte di Natale del 1774 da un violento incendio, ma fu subito rifatta ex fundamentis più grande e più bella di prima. 
Il museo della "Civiltà Contadina di Roscigno Vecchia" ha ingresso gratuito ed è situato nella Piazza Giovanni Nicotera, aperto il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 18.30. Questo non è il museo secondo l'accezione del termine, ma è soprattutto una "città museo" dove i limiti perimetrali sono dati solo dalle campagne circostanti. Tra le vecchie case in muratura di pietra viva con balconcini di ferro e solai in legno, le vecchie botteghe, i granai, le stalle e gli abbeveratoi, nei sei locali dell'ex casa canonica, restaurati dalla Sovrintendenza di Salerno, è stata realizzata un'ampia ricostruzione storica degli usi sociali, degli strumenti di lavoro e di vita quotidiana del mondo contadino. Il museo raccoglie circa 800 oggetti ritrovati nelle case, nelle cantine e nelle stalle del vecchio paese abbandonato. L'ordine espositivo degli oggetti ripercorre le fasi lavorative dei vari cicli produttivi tipici della zona: la produzione del vino, dell'olio, del grano, della lana,del pane. L'esposizione è arricchita da immagini fotografiche, grafici, mappe e documenti storici. 
Di rilevante importanza è per il comune la scoperta nel 1938, in seguito a lavori agricoli, degli scavi che iniziarono nella prima decade di novembre 1938 portando alla luce una tomba di grande interesse archeologico. La camera tombale era coperta da una lastra di tufo. Il recinto sepolcrare, a forma di rettangolo, misura 5 metri per 3 ed un corridoio, lungo 2 metri per 1,70, serviva da accesso alla camera. Si tratta della tomba di un capo dell'antico popolo che abitava l'Italia meridionale, dai Greci chiamato Enotrio, sopraffatto tra il 500 e il 470 a . C da i Lucani. È possibile visitarla liberamente.

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